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TESTIMONIANZA DI ISACCO LEVI
COMANDANTE DELLA 181° BRIGATA GARIBALDI

 

Nato a Barge nel 1924 fu tra i primi a salire in montagna costituendo la Brigata,13 membri della sua famiglia verranno deportati da Saluzzo con l'emanazione delle leggi raziali ad Auswitz e non faranno più ritorno.
Ora pensionato,dopo avere iniziato un attività commerciale, si dedica a diffondere il messaggio nato dalla resistenza specie nelle scuole.


IL DISTACCAMENTO

"Col mio distaccamento non stavo mai piu di 8 giorni in una base,per mancanza di fiducia,dovevamo sempre spostarci! Ma dopo 18 mesi ebbi ragione! Tanti familiari venivano e si raccomandavano tanto per i congiunti....tornarono a casa in molti.


Il nostro distaccamento stava in pianura ben armati,assaltavamo spesso sia i fascisti che i tedeschi.
Recuperavamo le armi dalla formazione GL ,erano più forniti, loro le nascondevano ma noi le trovavamo, quasi tutti erano compagni di scuola...eravamo in guerra!
Gli inglesi lanciavano le armi alla GL e noi avevamo difficoltà a procurarcele, dovevamo per forza andare da loro che ne avevano in abbondanza.
Una sera vicino Lemma accendemmo un falò e gli inglesi sorvolando la zona e lo videro... gettarono molte armi.
Iniziammo a raccogliere armi in Valle Varaita,era un periodo bellicoso ma avevamo le nostre informazioni...presso le borgate all'inizio non ce le consegnavano ma poi pian piano ce le davano e così formammo la 181° Brigata Garibaldi.
Con la liberazione delle carceri,molti salivano in montagna, per dare un indirizzo politico ai distaccamenti...a me non interessava, si combatteva per sconfiggere la dittatura e l'occupazione. Per questo non presi mai la tessera comunista...
Vero partigiano fu Bellini... quando ero ferito Pollano venne nominato comandante di intendenza.
Facendo servizio di pianura avevamo dovuto attrezzarci con l'aiuto di una sarta per fare delle tute bianche...sapevamo sciare e di notte ci spostavamo e catturavamo sempre prigionieri. Era necessario avere dei prigionieri in mano perchè avevano un valore.
Ricordo Chiaffrè che vestito da tedesco...andammo una sera in una trattoria alcuni lo salutarono"HAI HITLER!!" e noi li sorprendevamo e li catturavamo.

Entrare nel distaccamento era difficile,avevo tutti ragazzi ricercati da Salò e dalla Ghestapo, noi avevamo avuto troppe sorprese quindi era bene stare all'erta quando arrivava uno nuovo.

Avevamo un intero distaccamento di russi comandato da Bob,costui si dedicherà poi alLo studio del comunismo,andrà in Inghilterra, forse fece parte della polizia segreta comunista.
Alla fine della guerra i russi non volevano tornare in patria, dicevano che li avrebbero fucilati per tradimento.
Poi il governo americano e gli inglesi mediarono...ma non so se chi tornò in patria ebbe salva la vita.
Erano molto coraggiosi,le sentinelle russe se non si dava la parola d'ordine faceva fuoco! Erano molto addestrati.
All'inizio un partigiano li controllava per essere sicuro della loro lealtà comunque diedero benessere alla brigata.
Ricordo anche Nicol l'inglese,precipitato nei nostri territori,un ottimo ragazzo,anche lui venne ucciso."


IL TENENTE PAVAN

Il Perugino Tenente Adami, fatto sfilare per le vie di Saluzzo prima di essere processato. "Pavan" fù lo pseudomino che si diede cercando d'infiltrarsi nei partigiani al suo arrivo in Valle Varaita.


Pavan aveva un fegato...
Ci ricercava moltissimo,diceva ai prigionieri che se lo portavano da me avrebbero avuto salva la vita.
Alla fine della guerra allertammo la Valle Po nel timore che il tenente potesse tentare la fuga da quella parte...e così fù! Venne intercettato e catturato.
Era il 25 o il 26 di Aprile.
Lo portarono al carcere di Saluzzo,alla Castiglia,quando andai su per interrogarlo mi vide e mi chiese se ero Isacco.
Gli chiesi <<chi erano le spie?>>.
Mi disse <<le spie devono morire da una parte e dall'altra...>>
Venne fatto sfilare su un carro per Saluzzo (foto sopra) e portato alle caserme Musso per un processo popolare che lo condannerà a morte.
Lui ammise tutto, aveva giurato fedeltà al Duce.
Davanti al plotone di esecuzione,qualcuno tentennava e lui accorgendosene gridò <<non fate i codardi,viva l'Italia,viva il Duce,viva il fascismo!>> e in quel momento cadde al suolo.
Un medico non resse e svenne,era molto duro assistere alla scena.
Quell'individuo era crudele,torturava i prigionieri,Noi mai ci comportammo così coi prigionieri.
Una volta a Melle PAVAN fece fare la buca a dei giovani che vennero poi fucilati uno di loro non era ancora morto ma venne lo stesso seppellito.

TRADIMENTI

Ricordo un certo Ivan di Piasco,ero alle fornaci di Rossana,sapevo che era stato catturato e fatto prigioniero...di sorpresa lo vedo arrivare a piedi...gli vado incontro e mi dice << sono scappato,mi stavano trasferendo per un confronto..dovevo identificare qualcuno e sono scappato >>
Mi insospettii e nel frattempo vidi due persone in borghese arrivare,gli chiesi chi erano...mi disse che non sapeva e che sarebbe andato incontro a loro e se non facevano nulla potevo stare tranquillo... poi lo dovevo raggiungere. Capii la trappola,quando si allontanò scappai nella fornace dove c'era Osvaldo che mi diede una bomba a mano. Questi arrivarono e non mi trovarono, fortunatamente non entrarono nelle fornaci altrimenti avrei tirato la bomba vicino ai loro piedi..

Un giorno sparì uno dei nostri partigiani...eravamo sorpresi...di solito si dormiva in luoghi diversi, MAI nello stesso posto...per un mese non lo vedemmo più.
Un venerdì mattina a Busca,c'era il mercato e questo "partigiano" ricompare con 8-10 persone in borghese,tutti fascisti, quando si dirigeva verso un tizio e gli stringeva la mano in quel momento gli altri gli saltavano addosso e lo catturavano.
Stavo andando a Busca e meno male che fui avvertito...decido di tornare a Rossana.
Busca venne occupata,una sera catturammo tre tedeschi e loro minacciarono di bruciare il paese, ma non lo fecero! Poiché sapevano che avremmo ucciso i prigionieri.
Le spie entravano e facevano distruggere l'intero distaccamento.
Il denaro ai quei tempi contava più di adesso.Noi come squadra volante avvertivamo gli altri,le staffette funzionavano benissimo e avvertivano noi.
Quando bruciarono Rossana noi eravamo vicini,tante azioni andarono bene,occorreva anche tanta fortuna.
Ovviamente esistevano anche nei partigiani persone scorrette,ladrio che si presentavano come partigiani.
Situazioni così ci sono in un esercito normale,figuriamoci in un esercito irregolare,per noi erano un simbolo disastroso.
A Melle il segretario politico era una spia, il comando gli sparò 5 colpi e lui si salvò.
Alla sera Radio Londra ne dava già la comunicazione,in vallata (sono convinto vi fosero strumenti per comunicare con Radio Londra).

UN MAGISTRATO

Ricordo il Dott.Zolla,un magistrato di Saluzzo che esercitava a Torino,in giro si disse per lungo tempo che costui condannava spesso i partigiani...lo conoscevo e rimasi sorpreso.
Prima della fine della guerra un comunicato diramò la notizia che Zolla era uno dei migliori partigiani, dava un mese anziché 5 anni e che non sentenziava mai fucilazioni.
Erano le strategie del Comando per dare fiducia in quei momenti agli avversari.


I MIEI FAMIGLIARI

Avevamo una attività nel commercio di stoffe.
Seppi poi chi fù a denunciare la mia famiglia e a fare deportare 13 miei congiunti nei campi di concentramento di Auswitz.Vennero prelevati dalle loro abitazioni,passando per il campo di concentramento di Borgo S.Dalmazzo e poi via in Germania. Ho un libro con le date di scomparsa,il numero che venne loro applicato.
Fù il commissario BITTI che diede l'elenco...e per fare un elenco sono necessarie un paio di settimane, Saluzzo fu il primo comune a consegnarlo alla Prefettura.
Tutti arrestati dagli Italiani,non dai tedeschi!
Tutti sapevano delle leggi raziali e di ciò che accadeva in Germania,il Papa,gli americani,ho documenti che dimostrano che un polacco fuggì e lo comunicò a tutti!
Io avevo 13 anni quando mi mandarono via da scuola,ero nato da un matrimonio misto,uno degli ultimi celebrati a Mondovì.
Seppi da Primo Levi (lontano parente) della scomparsa dei miei famigliari.
Mio padre era uno squadrista,tutti erano fascisti ,marciò su Roma... con le leggi raziali gli venne indicato di chiedere la discriminazione al Duce che gli venne concessa...quando morì per malattia intestammo la licenza di commercio a mia nonna che era cattolica.
Ma col tempo ci venne revocata e venimmo avviati al lavoro qui vicino alla grangia,vicino al campo di aviazione.
Li conobbi un polacco che mi disse che bisognava scappare, un giorno o l'altro ci avrebbero portato via. Così una sera scappammo con alcuni per salire in montagna, gli altri che non sono scappati non si salveranno.

UN COMANDANTE NEMICO

Il nostro distaccamento una sera andò per arrestare alcuni soldati italiani che avevano aderito alla Littoria...faccia a faccia il comandante mi disse:"mi spari un colpo in testa".
Io rimasi sorpreso e chiesi perché.
Mi rispose che tutta la vita aveva tradito,prima giurando ai fascisti,poi per i tedeschi e ora avrebbe dovuto nuovamente tradire.
Poi Bellini decise che chi voleva andarsene poteva andare e chi voleva rimanere poteva farlo.
Il comandante rimase, dicendo che prima pensava fossimo dei traditori del nostro paese ma ora capiva che eravamo dei veri patrioti..."